CS ANC 23.03.2026 –  DEPOSITO BILANCI AL RUNTS – ANC OTTIENE DAL MINISTERO DEL LAVORO E DELLE POLITICHE SOCIALI LA LEGITTIMAZIONE PER GLI ESPERTI CONTABILI AL DEPOSITO DEI BILANCI DEGLI ENTI DEL TERZO SETTORE

COMUNICATO STAMPA 

 DEPOSITO BILANCI AL RUNTS

ANC OTTIENE DAL MINISTERO DEL LAVORO E DELLE POLITICHE SOCIALI LA LEGITTIMAZIONE PER GLI ESPERTI CONTABILI AL DEPOSITO DEI BILANCI DEGLI ENTI DEL TERZO SETTORE

Roma, 23 marzo 2026 – È stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 66 del 20 marzo 2026 il Decreto del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali dello scorso 13 gennaio che apporta delle modifiche in materia di definizione delle procedure di iscrizione degli enti, delle modalità di deposito degli atti e delle regole per la predisposizione, la tenuta e la conservazione del Registro unico nazionale del Terzo Settore – RUNTS.

Il decreto appena pubblicato implementa il regolamento di funzionamento del Runts, emanato attraverso il DM 106/2020. Tra le novità, la più importante riguarda la legittimazione degli Esperti Contabili al deposito dei bilanci, ottenuta intervenendo sull’articolo 20 comma 1 lettera c) che finora consentiva il deposito ai soli iscritti alla sezione A dell’Albo dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili: la norma adesso riconosce, finalmente, la giusta competenza professionale agli Esperti Contabili, iscritti alla sezione B.

L’Associazione Nazionale Commercialisti esprime piena soddisfazione per questo provvedimento che mette fine a un’ingiustizia nei confronti di una categoria di professionisti.

“Questo risultato” spiega il Presidente ANC Marco Cuchelè frutto di un intenso lavoro avviato da tempo dalla Commissione Terzo Settore di ANC, presieduta dal collega Simone Boschi, il cui impegno ha favorito una interlocuzione con il Dipartimento per le Politiche Sociali e del Terzo Settore presso il Ministero del Lavoro, diretto dal Dott. Alessandro Lombardi, che l’Associazione ringrazia per aver preso atto di una evidente criticità della norma esistente e fatto sì che fosse superata”.

Agli Esperti Contabili è riconosciuta la competenza per il deposito dei bilanci societari al Registro delle Imprese, è evidente quindi che non c’era alcuna ragione per impedire loro di svolgere adempimenti analoghi presso il Registro del Terzo Settore. Questo successo rappresenta il giusto riconoscimento professionale anche per gli Esperti Contabili, sulla cui competenza non ci sono stati mai dubbi.

“Si tratta” conclude Cuchel “di un nuovo risultato conseguito dall’ANC, che testimonia la sua concreta vicinanza a tutti gli iscritti all’Ordine, che hanno pari dignità professionale, risultato per il quale è stato determinante il contributo apportato dalla nostra Commissione Terzo Settore, che ringrazio per il prezioso lavoro svolto”.

Comunicazione ANC

CS_23.03.2026 Desposito bilanci RUNTS

CS ANC 19.03.2026 – RIFORMA GIUSTIZIA TRIBUTARIA

COMUNICATO STAMPA 

 ANC CONTRARIA ALLA RIDUZIONE DEL NUMERO DELLE CORTI DI GIUSTIZIA TRIBUTARIA

LA NUOVA GEOGRAFIA SIA COMUNQUE DEFINITA CON UN PROCESSO DI RAZIONALIZZAZIONE GRADUALE E GUIDATO 

Roma, 19 marzo 2026 – La recente decisione del Consiglio di Presidenza della Giustizia Tributaria in materia di accorpamento delle Corti di giustizia, un punto questo centrale della riforma del sistema, è nel segno della cautela, scelta quanto mai opportuna su un aspetto così determinante per il funzionamento della giustizia fiscale e per il rapporto con i cittadini contribuenti.

L’Associazione Nazionale Commercialisti, in diverse occasioni, ha espresso forti perplessità e preoccupazione su alcuni dei contenuti della riforma della giustizia tributaria, compreso quello riguardante la riorganizzazione della geografia delle Corti tributarie, tema rispetto al quale l’Associazione ha avuto modo di esprimere la sua posizione di contrarietà.

L’Associazione infatti ritiene che la riduzione del numero delle Corti tributarie sia un intervento in grado di penalizzare professionisti e contribuenti.

“ANC” spiega il Presidente Marco Cuchel “è contraria all’dea che si possano fare tagli generalizzati, una riorganizzazione meramente numerica e non funzionale del sistema, con il rischio di rendere complicato l’accesso alla giustizia tributaria, in evidente violazione dei principi costituzionali.

L’indicazione che viene dal Consiglio di Presidenza della Giustizia Tributaria appare chiara: no al taglio immediato delle sedi, la nuova geografia delle Corti di giustizia deve potersi realizzare attraverso un processo di razionalizzazione graduale e guidato.

“In ordine alla riforma, per ANC“ conclude il Presidente Cuchel “resta comunque prioritaria la garanzia dei principi di imparzialità, terzietà e indipendenza degli organi giudicanti, ragione per la quale, nel rispetto del dettato costituzionale (art. 111 comma 2), l’Associazione ribadisce la necessità del superamento della dipendenza organizzativa delle Corti tributarie dal MEF, prevedendo che la gestione e l’organizzazione delle dotazioni dei giudici tributari siano affidate esclusivamente alla Presidenza del Consiglio dei Ministri.

 Comunicazione ANC

CS_19.03.2026 Giustizia Tributaria

CS 13.03.2026 –  ASSICURABILITÀ DELLE SANZIONI DIRETTE – NECESSARIO UN INTERVENTO DEL LEGISLATORE

COMUNICATO STAMPA

 ASSICURABILITÀ DELLE SANZIONI DIRETTE – NECESSARIO UN INTERVENTO DEL LEGISLATORE

Roma, 13 marzo 2026 – L’Ordinanza della Cassazione n. 5635 del 12 marzo 2026, nello stabilire la responsabilità di un professionista e relative sanzioni a suo carico, in un caso di non dovuta deducibilità di costi a carico di una ditta individuale, mette in luce, nuovamente, l’annosa questione relativa alle responsabilità del professionista, regolate dalla L. 492/1997, in vigore dal 1 aprile 1998 .

“Non possiamo e non vogliamo entrare nello specifico della decisione” dichiara il Presidente ANC Marco Cuchel “tuttavia, rileviamo che, ancora una volta, è necessario accendere un faro sul problema della non assicurabilità delle sanzioni dirette di natura fiscale applicate ai professionisti, che pone gli stessi in una situazione di disparità rispetto, ad esempio, ai manager e agli amministratori di società, nonostante la previsione del Decreto 269/2003, secondo cui è chiamato a rispondere delle sanzioni il soggetto giuridico che trae beneficio dall’eventuale violazione”

“L’Associazione Nazionale Commercialisti conduce da anni una battaglia pressoché solitaria su questo tema, attraverso interlocuzioni con rappresentanti del Governo e del Parlamento nel corso delle diverse legislature, promozione di interrogazioni,  proposte di emendamenti e testi di legge” prosegue Cuchel “In particolare, negli ultimi anni, abbiamo portato all’attenzione del Viceministro MEF Maurizio Leo la necessità di modificare la norma relativa all’irrogazione delle sanzioni dirette al professionista o, in alternativa,  di intervenire sul codice delle assicurazioni, consentendo al professionista di assicurarsi e di non mettere a repentaglio il proprio patrimonio personale. Siffatte modifiche andrebbero anche a vantaggio dello Stato, mettendo al sicuro gli importi eventualmente dovuti in caso di sinistro, esattamente come avviene con l’assicurazione per la responsabilità civile”.

“Stupisce” conclude Cuchel “che su temi così importanti e vitali per noi e per la nostra serenità professionale e familiare, vi sia un assoluto quanto eloquente silenzio da parte di tutti, soprattutto da parte di chi, istituzionalmente, dovrebbe presidiare sulle prerogative che lo Stato prevede per la professione. Il problema dell’assicurabilità delle sanzioni dirette meriterebbe di essere in cima all’agenda di chi si occupa di categoria, poiché riguarda la totalità dei colleghi e il quotidiano esercizio della professione”

Comunicazione ANC

CS_13.03.2026_Assicurabilità.docx

CS 12.03.2026 –  DDL 1434 SU TUTELA ANTICIPATORIA DELLA CRISI DA SOVRAINDEBITAMENTO, AUDIZIONE DELL’ANC IN COMMISSIONE GIUSTIZIA DEL SENATO

COMUNICATO STAMPA

 DDL 1434 SU TUTELA ANTICIPATORIA DELLA CRISI DA SOVRAINDEBITAMENTO

AUDIZIONE DELL’ANC IN COMMISSIONE GIUSTIZIA DEL SENATO

 Roma, 12 marzo 2026 – L’Associazione Nazionale Commercialisti è stata audita oggi dalla Commissione Giustizia del Senato, nell’ambito dell’esame del disegno di legge in materia di tutela anticipatoria della crisi da sovraindebitamento.

Sono intervenuti in audizione la Vicepresidente Miriam Dieghi e il Consigliere Giovanni Augello dell’ANC che hanno evidenziato l’importanza di un provvedimento riguardante un tema di particolare rilevanza sociale ed economica, rispetto al quale l’Associazione ha presentato delle proposte di modifica, volte a migliorare e rendere ancora più efficace l’intervento del Legislatore.

Nel suo intervento la Vicepresidente ANC ha espresso la soddisfazione dell’Associazione nei confronti di una misura con la quale, finalmente, si può mettere in atto una prevenzione reale e perseguire un obiettivo di giustizia sociale. La vastità della platea destinataria del provvedimento, ha evidenziato la Vicepresidente Dieghi, con oltre 7 milioni di soggetti non fallibili (dato stimato nel 2023), testimonia la portata della misura che, evidentemente, non è solo di natura economica, ma costituisce un vero e proprio atto di salvaguardia della tenuta sociale del Paese.

Rispetto ai quattro punti principali alla base della norma, i cui obiettivi sono la prevenzione e  la protezione sociale dei soggetti più vulnerabili: Istituzione della piattaforma telematica “Debito sostenibile”Creazione di organismi di consulenza sul debito e relativo Fondo di sostegno  – Strumenti di tutela dell’abitazione principale  – Promozione del bilancio familiare come strumento di autovalutazione, il consigliere nazionale Giovanni Augello ha illustrato le linee di intervento proposte dall’Associazione.

  • L’art. 3 del provvedimento introduce una piattaforma che rappresenta uno strumento prezioso di autovalutazione, la produzione però di una certificazione di rating non può costituire un requisito per l’accesso al credito. Per ANC, infatti, è opportuno che la certificazione abbia solo finalità informative e di autovalutazione e che non possa, in alcun modo, sostituire o integrare la valutazione del merito creditizio, che resta di competenza degli intermediari (art. 124 bis TUB).
  • L’art. 5 del DDL prevede nuovi organismi di consulenza, tuttavia, esistono già degli organismi di composizione della crisi (OCC), vigilati e dotati di competenze tecniche specifiche. Al fine di evitare sovrapposizioni, costi aggiuntivi e confusione per gli utenti, è opportuno che le funzioni tecniche di consulenza siano affidate agli OCC, mentre le eventuali attività di supporto operativo e sociale siano svolte in convenzione con gli enti del Terzo Settore.
  • Ruoli distinti e coordinati per il Terzo Settore. Art. 6 e succ.  Gli enti del Terzo Settore svolgono un ruolo fondamentale di assistenza sociale e psicologica, non possono però essere chiamati a sostituire la consulenza tecnico‑giuridica. Nel testo si rileva un uso improprio del termine “consulenza”: in più articoli si attribuisce agli ETS attività di consulenza (finanziaria), che per Legge è riservata ai professionisti iscritti ad albi e società di consulenza finanziaria. Difatti l’articolo 6 della proposta di legge 1434 attribuisce agli enti del Terzo Settore “…l’erogazione di servizi di consulenza sul debito nel rispetto dei principi di cui all’articolo 3.”, legittimando gli stessi allo svolgimento di attività di consulenza finanziaria con la creazione di un apposito Registro (art. 9). Si ritiene che agli ETS dovrebbe essere riconosciuto un ruolo di “assistenza e accompagnamento” e non di consulenza tecnica. Gli enti del Terzo Settore devono essere valorizzati per le attività di assistenza sociale, psicologica e documentale, non possono sostituirsi ai professionisti e agli OCC, ai quali competono le valutazioni tecnico‑professionali.   La soluzione, a giudizio di ANC, è sopprimere l’art. 9 oppure limitarlo a un registro     separato, evitando sovrapposizioni e mantenendo chiara la distinzione tra  assistenza sociale (ETS) e consulenza finanziaria (professionisti abilitati).

L’Associazione, infine, propone l’introduzione di un articolo –  Art. 12 bis – con l’unico obiettivo di accrescere e migliorare l’adesione alle procedure. Con la legge di Bilancio 2025, è stato istituito “Il Fondo per l’Esdebitazione degli Incapienti”, progettato per garantire l’accesso alla procedura di esdebitazione per i debitori incapienti di cui all’art. 283 Codice della crisi, ovvero coloro che non hanno le possibilità economiche neppure per affrontare le spese procedurali. Attualmente però questo Fondo, che permette ai debitori meritevoli di ottenere la cancellazione dei debiti residui e di avere così una seconda chance, non è ancora decollato (pur essendo stato previsto un fondo di 500.000 euro per concedere contributi a tali debitori), non sono ancora state stabilite, infatti, le procedure di accesso da parte del Ministero della Giustizia.

La proposta di ANC è di introdurre un articolo che disciplini l’accesso al Fondo per l’Esdebitazione degli Incapienti direttamente e tramite gli OCC, per favorire così una maggiore adesione e quindi garantire una seconda possibilità ai soggetti più vulnerabili e privi di risorse.

ANC Comunicazione

Si allega il documento presentato da ANC in audizione.

CS 12.03.2026_Audizione ANC

ANC_Audizione DDL 1434_12.03.2026

 

CS ANC 11.03.2026 |  RIFORMA FORENSE – LE RASSICURAZIONI POCO RASSICURANTI DEL PRESIDENTE DE NUCCIO

COMUNICATO STAMPA

 RIFORMA FORENSE – LE RASSICURAZIONI POCO RASSICURANTI DEL PRESIDENTE DE NUCCIO

Roma, 11 marzo 2026

Ancor prima del diretto interessato, e cioè il Presidente del CNF Greco, il Presidente del nostro Consiglio Nazionale Elbano de Nuccio ha pensato bene, dopo il nostro comunicato di ieri, di precipitarsi tramite i suoi canali istituzionali a gettare secchiate d’acqua sul fuoco che si è acceso in questi giorni attorno alla questione dell’introduzione della riserva agli avvocati in materia di consulenza legale, tema che ha messo in apprensione molti rappresentanti delle professioni regolamentate.

A detta del nostro Consiglio Nazionale, non vi sono (come non ve ne sono mai) motivi per allarmarsi e la Categoria può dormire sonni tranquilli mentre va avanti il ddl sulla riforma della professione forense, visto che tale riforma contiene “una clausola di riserva di legge in favore delle professioni regolamentate: ferme restando le competenze attribuite dalla legge ad altre professioni regolamentate”. “Basta leggere attentamente” precisa de Nuccio tirando a tutti le orecchie.

E noi, diligentemente, andiamo a leggere e a cercare una norma che attribuisca la consulenza ad una o più professioni regolamentate, ma non la troviamo.

Chiediamo allora al Presidente di dirci lui a quali professioni è oggi riservata la consulenza.

È riservata ai commercialisti?

È riservata ad altri professionisti?

A noi sembra che la consulenza sia oggi attività libera e come tale svolta dai professionisti, come i Commercialisti, in possesso di specifiche competenze per esercitarla.

Per questo, la clausola di salvezza richiamata dal Presidente non trova applicazione nel caso della consulenza che, infatti, diventerà riservata in via esclusiva, agli avvocati dopo l’approvazione del ddl di riforma forense. E questo nel totale silenzio del Consiglio Nazionale che dovrebbe tutelare gli iscritti.

Il Presidente de Nuccio, a rafforzare la sua affermazione, aggiunge inoltre che “È ben evidente che l’ambito di disciplina riservato agli avvocati afferisce ad attività di consulenza legale, svolte in modo continuativo, sistematico, organizzato e dietro corrispettivo”.

Precisazione doverosa.

A questo punto, non ci resta che ringraziare gli avvocati (e il nostro Presidente che dà loro una mano) per lasciarci la possibilità di svolgere la consulenza, purché in forma gratuita.

Noi, nonostante tutto, siamo fortemente preoccupati, così come lo sono altre 23 professioni ordinistiche.

Comunicazione ANC

CS_11.03.2026_riforma forense.docx

CS ANC 10.03.2026 | INCONTRO ANC

COMUNICATO STAMPA

MO, Siciliotti (commercialisti): “Accise misura regressiva che penalizza i più deboli”

Cuchel (Anc): “In una ‘economia di guerra’ professionisti determinanti per orientare le imprese”

ROMA – “In un contesto internazionale segnato da forti tensioni e da un’economia sempre più orientata verso logiche di guerra, anche il ruolo dei commercialisti può diventare significativo. La nostra categoria rappresenta un corpo professionale che riflette, analizza e può offrire alla politica idee e proposte concrete. Stiamo vivendo una fase estremamente complessa e, in una situazione così incerta, credo sia difficile per chiunque formulare previsioni attendibili.

Basta osservare la realtà quotidiana per comprendere le difficoltà: il prezzo dei carburanti continua ad aumentare in modo rilevante e sappiamo bene che una parte consistente di quel costo è legata alle accise, cioè a imposte che gravano direttamente sui cittadini. Si tratta di una questione che nel tempo è stata criticata da tutte le opposizioni, ma che raramente è stata modificata quando si è passati al governo.

Oggi il tema torna al centro del dibattito e merita una riflessione attenta. Ridurre queste imposte può certamente rappresentare una scelta condivisibile, ma bisogna anche considerare che si tratta di una misura con effetti regressivi: incide allo stesso modo su tutti, ma rischia di pesare in misura maggiore sulle fasce economicamente più fragili della popolazione”. Lo ha affermato Claudio Siciliotti, past president del Cndcec e candidato alla presidenza del Consiglio nazionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili per la lista ‘Unione dei territori’ nel corso del forum promosso dall’Associazione Nazionale Commercialisti.

“In un contesto internazionale segnato da una grave crisi economica e geopolitica – ha evidenziato Marco Cuchel, numero uno dell’Anc -, il ruolo dei commercialisti diventa sempre più centrale nel supporto alle imprese, chiamate a operare in quella che molti definiscono ormai una vera e propria ‘economia di guerra’. La nostra professione è chiamata a intercettare per tempo le criticità attraverso strumenti adeguati: dagli assetti organizzativi ai controlli di gestione, fino ai nuovi meccanismi di prevenzione della crisi d’impresa”.

“Il contributo dei commercialisti – ha aggiunto – non si limita però alla sola assistenza fiscale. C’è molto di più, a partire dalla disponibilità a dialogare con il governo per offrire analisi, proposte e suggerimenti in un momento particolarmente delicato per il Paese”.

“Poi, alla vigilia delle elezioni per il rinnovo del Consiglio nazionale di categoria, previste per il prossimo 15 aprile, la nostra associazione ha elaborato un ‘manifesto programmatico’ con gli obiettivi che riteniamo fondamentali per rafforzare il ruolo dell’istituzione e ristabilire i necessari equilibri sia all’interno sia all’esterno della categoria. Tra le priorità – ha evidenziato Cuchel – indichiamo l’etica e la trasparenza, un maggiore protagonismo degli ordini territoriali, la centralità delle associazioni sindacali di categoria e una revisione dell’equo compenso”.

Anc ha sempre sostenuto l’importanza del confronto pubblico sui temi più rilevanti per la professione, proprio per garantire ai colleghi un’informazione chiara e completa. Per questo riteniamo un’occasione mancata – ha stigmatizzato – il fatto che, per la prima volta dal 2012, uno dei candidati ha deciso di non partecipare al confronto”.

“Questioni cruciali come le esclusive professionali, l’accesso agli uffici dell’Agenzia delle Entrate, dell’Inps e dell’Inail, così come il progressivo indebolimento delle tutele dei commercialisti sia sul piano sociale sia su quello istituzionale, meriterebbero invece un dibattito aperto e costruttivo nell’interesse dell’intera categoria. Siamo convinti che la professione debba tornare a essere davvero centrale, non soltanto nelle dichiarazioni di principio, ma nei fatti. In questo percorso – ha concluso Cuchel – il ruolo delle associazioni sindacali di categoria è fondamentale, perché rappresentano un punto di riferimento concreto per tutti gli iscritti e contribuiscono in modo determinante alla tutela e alla valorizzazione della professione”.

Il manifesto dell’Associazione è stato consegnato al rappresentante della lista ‘Unione dei territori.

“Vogliamo rappresentare un’alternativa credibile e siamo convinti di poterlo fare. Proponiamo una visione del dottore commercialista non solo come tecnico, ma come figura sociale che contribuisce alla tutela di valori fondamentali della nostra Costituzione, come la libertà d’impresa, la tutela del risparmio e il corretto adempimento degli obblighi tributari”, ha sottolineato Siciliotti.

“Il commercialista deve essere riconosciuto per il ruolo centrale che svolge. Per questo proponiamo un metodo di lavoro fondato su ascolto e confronto, senza demonizzare il dissenso, perché la critica è uno strumento indispensabile per migliorare”.

“Tra i nostri principi – ha ribadito – vi è l’impegno a non accettare incarichi professionali provenienti dalla politica nazionale durante il mandato, a garantire un quadriennio pieno di attività e a sottoporre il bilancio del Consiglio nazionale all’approvazione degli Ordini territoriali, che contribuiscono alle risorse e devono poter controllarne l’utilizzo”.

“Il commercialista è una sentinella della legalità: la nostra è una professione unica perché presidia insieme economia, finanza, fisco e contabilità. Proprio per questo – ha chiarito Siciliotti – dobbiamo valorizzare questa unicità con percorsi formativi rigorosi e con la massima trasparenza nelle scelte e nella gestione delle risorse”.

Roma, 10 marzo 2026

Comunicazione ANC

CS 10.03.2026_Incontro ANC

 

CS ANC 27.06.2026 – Riforma dell’ordinamento professionale, Gli emendamenti parlamentari accolgono le proposte ANC

COMUNICATO STAMPA

Riforma dell’ordinamento professionale

Gli emendamenti parlamentari accolgono le proposte ANC

Roma, 27 febbraio 2026

Gli emendamenti al disegno di legge delega di riforma dell’ordinamento dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili, depositati in Commissione Giustizia da parte dei parlamentari, risultano sostanzialmente aver accolto le proposte emendative elaborate e presentate dall’Associazione Nazionale Commercialisti lo scorso 29 gennaio, in occasione dell’audizione in Commissione Giustizia della Camera.

Le proposte formulate dall’Associazione sono state così recepite nell’ambito del dibattito legislativo, su molteplici punti qualificanti della riforma, infatti, gli emendamenti parlamentari riprendono i contenuti delle proposte ANC.

Un esempio in tal senso riguarda gli emendamenti volti alla soppressione del riferimento ex legge 4/2013, tema dall’Associazione segnalato sin dal principio quale elemento critico sotto il profilo della chiarezza del perimetro professionale, della coerenza del sistema ordinistico, nonché della tutela della funzione di garanzia svolta nell’interesse pubblico.

Su molti degli emendamenti presentati dalle diverse forze parlamentari, si riscontra un pieno accoglimento delle osservazioni formulate dall’ANC, ciò a dimostrazione della loro fondatezza. Si ritengono di particolare rilievo:

  • il rafforzamento della previsione normativa e superamento di formulazioni generiche o meramente programmatiche riguardanti i Comitati Pari Opportunità;
  • circa l’esercizio della professione in forma associata, i chiarimenti sul perimetro e sulle garanzie ordinistiche;
  • su equo compenso, con inserimento di un riferimento chiaro e coerente con il quadro normativo vigente;
  • il rispetto della quota generazionale, come strumento di equilibrio e rinnovamento della rappresentanza, nonché del rispetto delle quote di genere;
  • le modalità di voto, con esclusione di imposizioni tramite regolamenti o atti di natura non legislativa, riaffermando il primato della fonte primaria;
  • la presenza degli Ordini territoriali in ogni circoscrizione, escludendo ipotesi di accorpamento o soppressione automatica, come paventato dal progetto di riforma;
  • il limite dei due mandati, quale presidio di equilibrio istituzionale;
  • l’approvazione del bilancio del Consiglio Nazionale da parte dell’Assemblea dei Presidenti, a tutela della trasparenza e della responsabilità;
  • l’incompatibilità con cariche pubbliche e incarichi di nomina politica o ministeriale, a garanzia dell’indipendenza dell’autonomia della rappresentanza ordinistica;
  • la disciplina delle specializzazioni, con apertura a nuove materie non ancora contemplate, ma senza introdurre riserve di attività interne all’albo;
  • il tirocinio integrato nei percorsi universitari, senza sacrificare la qualità della formazione.

L’Associazione esprime il suo ringraziamento per la considerazione ricevuta dal legislatore, dal quale viene, evidentemente, ritenuta un interlocutore capace di apportare contributi qualificati e costruttivi nell’ambito del processo legislativo.

ANC continuerà a seguire l’iter della riforma e a mettere a disposizione il proprio contributo affinché sia possibile migliorare il testo finale della riforma, nell’interesse esclusivo della categoria e della professione.

Comunicazione ANC

CS 27.02.2026_Riforma ordinamento

Comunicato stampa congiunto ANC e Confimi industria 23.02.2026 – DETRAZIONE IVA RETRO IMPUTABILE, SENZA PIÙ ECCEZIONI – Bene Testo Unico Iva dal 2027, ma migliorabile e non solo per recepire la sentenza UE

ANC – CONFIMI INDUSTRIA

 Comunicato congiunto

 DETRAZIONE IVA RETRO IMPUTABILE, SENZA PIÙ ECCEZIONI

Bene Testo Unico Iva dal 2027, ma migliorabile e non solo per recepire la sentenza UE

Roma, 23 febbraio 2026

Il nuovo Testo Unico Iva, per definizione, non innova ma mette ordine; 171 articoli e 4 allegati che raggruppano una giungla di disposizioni sparpagliate in oltre 70 leggi che, dal 2027, risulteranno tutte abrogate. Un lavoro egregio ma ancora migliorabile e non solo perché dovrà recepire l’ottima notizia che, dalla Polonia, anticipa definitivamente la soluzione, anche in Italia, della questione sulla detrazione delle fatture di fine anno.

Effetti sentenza T-689/24. Per il Tribunale UE, contrasta con il principio di neutralità e proporzionalità una norma nazionale che non consente di esercitare la detrazione Iva nella dichiarazione presentata, per il periodo in cui sono soddisfatte le condizioni sostanziali qualora il soggetto passivo abbia ricevuto la corrispondente fattura prima della presentazione della dichiarazione in parola. L’eccezione introdotta nella norma italiana (DPR 100/98 modificato dal D.L.119/2018), che non consente di detrarre su dicembre l’Iva delle fatture arrivate a inizio del nuovo anno, viola, pertanto, i citati principi.

Come tutti siamo contenti, dice Marco Cuchel, Presidente dell’Associazione Nazionale Commercialisti, a seguito della sentenza che lo scorso 11 febbraio, ancorché riferita al diritto polacco, conferma senza eccezioni le tesi sostenute da ANC e Confimi Industria in due denunce presentate alla Commissione Europea (maggio 2017 e marzo 2020) e commenta: “ora possiamo affermarlo senza alcun rischio di smentite né di alimentare confusione. Aveva sbagliato la Commissione UE a ritenere, a marzo 2023, di non avviare una procedura di infrazione contro l’Italia in merito alla restrizione introdotta nel DPR 100”. Restrizione di fine anno che, fra le altre, mette (metteva) in crisi chi, ad esempio, cessa l’attività a fine anno oppure transita in regime forfettario nel nuovo anno.

Doglianza ascoltata dal Viceministro Leo a cui vanno riconosciuti sensibilità e merito di aver pianificato (agosto 2023) la soluzione nella legge delega di riforma fiscale; soluzione che – come prospettatoci nelle interlocuzioni dello scorso 17 febbraio – dovrebbe trovare presto collocazione in uno dei prossimi provvedimenti (ulteriori ritardi presterebbero il fianco all’apertura di una ineludibile procedura d’infrazione, ndr).

Rimane fermo che i contribuenti possono invocare da sé la supremazia delle interpretazioni della CGUE rispetto alle norme nazionali incompatibili con la direttiva ma – per le peculiarità del funzionamento dell’Iva in Italia – vanno evitate spropositate fughe in avanti: durante l’anno non sembrano cioè paventabili retro imputazioni, per i mensili, di fatture che arrivano oltre il termine della liquidazione Iva oppure, per i trimestrali, per evitare disallineamenti con le precompilate AdE, oltre la fine del mese successivo al trimestre di riferimento. L’ultima spiaggia, comunque, rimane sempre la dichiarazione annuale dell’anno di arrivo (anche per la previsione della legge delega).

Le semplificazioni auspicabili. Soddisfazione anche per Flavio Lorenzin, Vicepresidente di Confimi Industria con delega su fisco e semplificazioni, anche se rimane il rammarico per una situazione che avrebbe dovuto trovare soluzione molto prima. È evidente, sostiene Lorenzin, “che imprese e professionisti continuano a rimanere il bancomat dello Stato” e prosegue: “risolta una vicenda, se ne aprono continuamente altre come quella che, dal 2028, imporrà l’applicazione di una ritenuta d’acconto dello 0,50% (1% dal 2029) da operare sui pagamenti di tutte le cessioni e prestazioni fra imprese. È un delirio operativo che va scongiurato”. Le imprese si trovano a navigare,  fa notare Lorenzin, in un complicatissimo e orribile contesto geopolitico e chiosa: “almeno si evitassero complicazioni prettamente domestiche”, fermo restando che non mancano interpretazioni sorprendenti. Per rimanere in tema di detrazione, la risposta AdE 115/E/2025 sulla non emendabilità della dichiarazione Iva, per recuperare l’Iva sulla fattura d’acquisto dimenticata, è molto discutibile.

In materia di semplificazioni ANC e Confimi non mollano. Nei giorni scorsi sono stati infatti (ri)presentati al Viceministro e al MEF un elenco di suggerimenti fra i quali:

  • una proposta di semplificazione della disciplina del reverse charge in edilizia ed edifici che si ritiene utile per superare gli imbarazzi qualificatori legati ai codici ATECO (compresi quelli generati dalle modifiche in vigore da aprile 2025) nonché, eliminando la distinzione fra appalto e cessione con posa, per assorbire le numerose interpretazioni borderline che, da troppi anni, continuano a caratterizzare la materia;
  • la richiesta di superamento del disallineamento delle tempistiche esterometro (rimasto mensile) e il reverse charge (dallo scorso giugno trimestrale) dei forfettari persone fisiche e replica delle medesime previsioni anche sul nuovo regime forfettario per APS e ODV;
  • qualificazione fra le violazioni meramente formali di eventuali invii tardivi delle comunicazioni esterometro, purché effettuate in tempo utile per consentire all’Agenzia delle Entrate la predisposizione della bozza della dichiarazione Iva precompilata (31 gennaio anno successivo);
  • richiesta di eliminazione del quadro VT della dichiarazione annuale.

Testo unico Iva 2027. Al netto delle  modifiche per l’adeguamento della novità della sentenza T-689/24 e delle altre disposizioni da recepire ex direttiva VIDA, vi sarebbero, per partire dal 2027 con un testo “perfezionato”, una serie di miglioramenti auspicabili, fra i quali: (i) integrare le nuove  tabelle delle aliquote anche con il richiamo delle ex voci del DPR 633; (ii) eliminare (articolo 99) il “décalage” acquisti intracomunitari (che è superato dal 1994); (iii) riportare nel TU anche le disposizioni (smarrite nella giungla) sulle liquidazioni (DPR 100 e DPR 542) e le comunicazione LiPe (DL 78); (iv) integrare la norma sulle note di variazione (articolo 92) anche con il richiamo ai contratti e accordi di composizione negoziata della crisi (art. 25-bis, co.5, d.Lgs 14/2019).

Testi unici vs Codice tributario. La raccolta e razionalizzazione di norme frammentate è cosa pregevole e condivisibile. Non può tuttavia sottacersi che un doppio cambio troppo ravvicinato risulterà complesso da recepire e interiorizzare in modo efficace. Potrebbe essere ragionevole un’ulteriore riflessione: limitarsi, in questa legislatura, a Testi Unici accuratamente perfezionati oppure, in alternativa, valutare lo slittamento dell’entrata in vigore degli stessi fino a quando non sarà pronto il Codice tributario che sostituirà (abrogandoli prima dell’entrata in vigore) i Testi unici medesimi.

ANC Comunicazione

Ufficio Stampa Confimi Industria

 Allegato

Analisi ANC e Confimi Industria su “Detrazione Iva retro imputabile, migliore Testo Unico Iva, Reverse charge edilizia e altre semplificazioni auspicabili”

2026-02-23-ANC-CONIFIMI-Comunicato Stampa

2026-02-23-ANC-CONIFIMI-detrazione-retroimputabile-T.U.IVA-Rc-edilizia-e-altre-semplificazioni

 

CS ANC 29.01.2026 –  RIFORMA ORDINAMENTO DELLA PROFESSIONE DI COMMERCIALISTA E DI ESPERTO CONTABILE,

COMUNICATO STAMPA

 RIFORMA ORDINAMENTO DELLA PROFESSIONE DI COMMERCIALISTA E DI ESPERTO CONTABILE

AUDIZIONE DELL’ANC IN COMMISSIONE GIUSTIZIA

 Roma, 29 gennaio 2026

L’Associazione Nazionale Commercialisti è stata ricevuta oggi in audizione dalla Commissione Giustizia della Camera nell’ambito dell’esame del disegno di legge per la riforma della disciplina dell’ordinamento della professione di commercialista e di esperto contabile.

Per il Presidente ANC Marco Cuchel, che ha espresso apprezzamento nei confronti del Governo e del Parlamento per la loro attenzione nei riguardi del comparto delle professioni, l’occasione di riforma che si presenta è talmente importante per la categoria da non poter correre il rischio di vederla vanificata.

È stata rappresentata la profonda delusione rispetto al testo di riforma licenziato dal Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili, dovuta sia all’assenza di una visione innovativa della professione, la sola che possa permettere agli iscritti all’Ordine di stare al passo con i cambiamenti della società, sia alla mancanza di un confronto interno alla categoria, che di fatto ha impedito di trovare una condivisione sui contenuti della riforma.

L’auspicio dell’Associazione è che, attraverso l’iter parlamentare, il provvedimento possa superare le gravi criticità esistenti e che si possa avere una riforma in grado di rendere la professione attrattiva per i giovani e di valorizzare il ruolo sussidiario del commercialista, che quotidianamente opera a supporto della Pubblica Amministrazione.

Il Presidente Cuchel nel suo intervento si è soffermato su alcuni punti che l’ANC ritiene siano imprescindibili per le professioni ordinistiche, tra questi:

– riconoscere come riservate le competenze degli iscritti all’ordine in quanto attività tipiche, con l’opportunità di eliminare dal testo della riforma il riferimento alle professioni non ordinistiche di cui alla legge 4/2013.

– ricondurre all’interno dell’Albo professionale i molteplici elenchi e sotto-albi che sostanzialmente si riferiscono ad attività tipiche del commercialista e che negli ultimi anni hanno proliferato.

– ridefinire radicalmente la formazione obbligatoria per cercare di armonizzarla con tutte le attività svolte dal commercialista, facendo in modo di garantirne in prevalenza la gratuità.

– includere le STP nel regime forfettario, eliminare la doppia imposizione del contributo integrativo e soprattutto, in ambito fiscale, prevedere l’applicazione del regime di cassa.

– intervenire sulla disciplina dell’equo compenso, ampliandone l’applicazione a tutti i rapporti professionali intrattenuti, indipendentemente dalla natura del soggetto committente.

– riconoscere non solo formalmente ma anche concretamente il ruolo sociale e sussidiario del commercialista, che deve poter avere pari dignità nel rapporto con la Pubblica Amministrazione.

In materia di tirocinio professionale, pur condividendo l’Associazione la previsione del suo svolgimento durante il periodo degli studi universitari, data l’importanza che questo rappresenta per la formazione del futuro professionista, si ritiene opportuno definire un giusto equilibrio per evitare di sminuirne la portata e la funzione.

Sul fronte delle specializzazioni, che così come declinate nel testo formulato dal Consiglio Nazionale destano non poche perplessità, l’ANC è dell’avviso che non dovrebbero essere previste per quelle attività già oggetto della professione, sono altresì immotivate se non danno luogo ad uno specifico riconoscimento giuridico del titolo, con il rischio di creare discriminazioni all’interno della categoria.

Nel concludere il suo intervento, il Presidente ANC ha rappresentato la necessità che il nuovo ordinamento della professione assicuri maggiore trasparenza, controllo e condivisione rispetto alle attività del Consiglio Nazionale e al suo bilancio. Non si comprende, infatti, la ragione per quale mentre i bilanci degli ordini locali sono sottoposti legittimamente all’approvazione dell’assemblea degli iscritti, il bilancio del consiglio nazionale, sia preventivo che consuntivo, è approvato esclusivamente dal Consiglio stesso, senza essere sottoposto all’assemblea degli ordini locali.

“Quello che occorre” ha concluso Cuchel “è un maggiore coinvolgimento di tutti gli organismi  della categoria e degli iscritti, per riuscire ad affrontare al meglio le tematiche e i problemi della professione”.

Comunicazione ANC

CS 29.01.2026_Audizione ANC

 

Di seguito l’intervento del Presidente ANC in audizione e il documento consegnato dall’ANC.

29.01.2026_Intervento Presidente ANC

Documento ANC_Audizione 29.01.2026

 

 

CS ANC 27.01.2026 –  CICLONE HARRY, SUBITO LA SOSPENSIONE DI TUTTI GLI ADEMPIMENTI FISCALI E CONTRIBUTIVI NEI TERRITORI COLPITI

COMUNICATO STAMPA

 CICLONE HARRY

SUBITO LA SOSPENSIONE DI TUTTI GLI ADEMPIMENTI FISCALI E CONTRIBUTIVI NEI TERRITORI COLPITI

Roma, 27 gennaio 2026

La devastazione del ciclone Harry che si è abbattuto negli ultimi giorni sui territori della Calabria, Sardegna e Sicilia impone un intervento del Governo per assicurare innanzitutto un adeguato e tempestivo sostegno alle comunità colpite.

I danni, che ancora si stanno contando, sono ingenti come lo sono le difficoltà che i territori colpiti si troveranno a dover affrontare ancora nei prossimi mesi, per questo l’Associazione Nazionale Commercialisti chiede al Governo di disporre, con urgenza, la sospensione di tutti gli adempimenti fiscali e contributivi per i cittadini e le imprese, una sospensione necessaria anche per i tanti professionisti economici che a causa dei danni subiti non sono più nelle condizioni di svolgere la loro attività, e quindi di assistere i contribuenti nel far fronte alle scadenze.

“Siamo ormai tutti consapevoli” spiega Marco Cuchel Presidente dell’ANC “del fatto che la crisi climatica ci costringe a fare i conti con i fenomeni meteorologici estremi, che evidentemente non possono più considerarsi rari nel nostro Paese”. Anche per questo, è da tempo che l’ANC sostiene la necessità che la legislazione si adegui a questi nuovi scenari climatici, con l’introduzione di una norma che, in presenza della proclamazione dello stato di emergenza, disponga la sospensione di tutti gli adempimenti fiscali per i contribuenti che risiedono nei territori colpiti dalle calamità”.

“Non è più pensabile” conclude il Presidente Cuchel “che una misura come la sospensione degli adempimenti fiscali sia ancora decisa unicamente sull’onda dell’emergenza, lasciando ogni volta cittadini e imprese, già gravati dalle conseguenze delle calamità, nell’incertezza rispetto alle scadenze”.

ANC Comunicazione

CS 27.01.2026 _Ciclone Harry